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Sono 29 i medici di medicina generale che nel giro di tre mesi prenderanno in diversi comuni coperti dall'ATS Brianza. Si tratta di coloro che negli scorsi mesi hanno partecipato al bando dell'ambito di carenza scaduto a luglio per far fronte alla cronica mancanza di medici di base che da tempo immemore affligge ormai il territorio brianzolo. Una notizia che non può che far piacere quella dell'ingresso in organico di 29 nuovi medici, anche se la realtà attuale parla di 83 vuoti da coprire. 

“Nuove assegnazioni che forniscono una boccata d’ossigeno in un contesto che negli ultimi anni vede una progressiva carenza di MMG diffusa a livello regionale e nazionale e che si ripercuote anche sul nostro territorio. Le molteplici cessazioni, soprattutto per pensionamento, hanno costretto a trovare soluzioni diversificate per garantire l’assistenza primaria ai cittadini del territorio”. Parla così il direttore sanitario di ATS Brianza Aldo Bellini, che fa riferimento all'aumento dei massimali per ogni medico e agli AMT, gli ambulatori medici temporanei nati con l'obiettivo di fornire assistenza sanitaria alla popolazione rimasta senza medico di base. 

Quello degli ambulatori medici temporanei è de iure un servizio temporaneo, sulla falsariga della guardia medica, che però de facto per alcuni pazienti è l'unica scelta possibile da più di un anno. Succede per esempio ad Arcore, dove più di sei mila cittadini erano alla ricerca di un medico di base. Una difficoltà che si spera trovi una soluzione con l'assunzione di due nuovi medici, rispetto ai tre previsti, in seguito al bando di luglio. Restano però aperti diversi fronti di criticità: a Carate, Desio, Limbiate e Brugherio il bando è andato infatti deserto, rendendo di fatto impossibile coprire i posti rimasti vacanti. 

Va fatto notare inoltre, che quasi tutti i nuovi medici di base selezionati sono sprovvisti di specializzazione. Questo perché, per rispondere in fretta alla crescente domanda, in un periodo di assoluta emergenza per i medici di medicina generale, si è deciso di rendere "operativi" gli studenti neolaureati in medicina anche se non hanno ancora conseguito la specialistica. Un problema non indifferente se si pensa che per loro il massimale è fissato a 1100 pazienti, contro i 1800 che possono avere in cura i dottori con specializzazione. Un provvedimento dunque di necessità, ma che non può assolutamente dirsi risolutiva a una questione a cui urge al più presto una soluzione definitiva.

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