Come si gioca a curling? Tutto sullo sport più popolare del momento (grazie alle Olimpiadi)
Cos’è il curling, come si gioca e perché sta conquistando tutti grazie alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Regole semplici spiegate bene.
Il curling è uno sport di squadra che si gioca sul ghiaccio, dove due squadre fanno scivolare delle pietre di granito lucido lungo una pista ghiacciata lunga e stretta verso un grande bersaglio circolare disegnato sul ghiaccio. L’obiettivo è semplice da dire: avere quante più pietre possibile più vicine al centro del bersaglio rispetto all’avversario. A ogni turno di gioco, le squadre lanciano le loro pietre alternandosi, cercando di prevedere traiettorie, ostacoli e contromosse dell’altra squadra. Ogni partita si divide in più fasi chiamate end, di solito dieci nelle competizioni principali come alle Olimpiadi. Alla fine di ogni end si distribuiscono i punti in base a chi ha i migliori piazzamenti vicino al centro del bersaglio.
Il nome “curling” deriva proprio dall’effetto curvo che alcune pietre imprimono alla loro traiettoria mentre scorrono sul ghiaccio, come se “pieghino” un percorso che non è mai perfettamente dritto.
Come si gioca davvero
Immagina di stare davanti a una gigantesca pista di ghiaccio. Su un’estremità ci sono due squadre. Ogni squadra ha quattro giocatori (esiste anche la variante “misto” con due giocatori di ogni sesso). In ciascun end, ogni giocatore lancia due pietre, una alla volta, per un totale di otto pietre per squadra.
La pietra non viene gettata a caso: il giocatore scivola sul ghiaccio con un piede che scorre e un braccio che guida la pietra, cercando di mandarla verso il bersaglio chiamato “house”, composto da cerchi concentrici. Una volta che la pietra è stata rilasciata, gli altri membri della squadra entrano in scena con le scope. Quelle scope non servono a “pulire” il ghiaccio come potresti pensare. Servono ad influenzare la corsa della pietra: passando la scopa davanti alla pietra si modifica leggermente l’attrito tra ghiaccio e pietra, facendo scivolare la pietra più lontano o piegare di più la sua traiettoria.
In pratica, lanciare la pietra è solo metà del lavoro: l’altra metà è un balletto di corpo, respiro e coordinazione con i tuoi compagni di squadra che spazzolano per guidare la pietra esattamente dove serve. Non è forza, è controllo della fisica.
Regole di base senza perdere il filo
Pensa al curling come a una partita di bocce su ghiaccio, con un tocco di scacchi tattici. All’inizio di ogni game, una squadra viene scelta da un tiro di moneta per decidere chi inizia o chi avrà diritto all’ultimo lancio in un end (che è un vantaggio strategico non da poco). Gli end si susseguono fino a che una squadra non raggiunge più punti dell’altra o finisce il tempo di gioco.
I punti si calcolano alla fine di ogni end: una squadra fa tanti punti quanti sono i suoi oggetti più vicini al centro rispetto al primo oggetto dell’altra squadra. Se la tua pietra è la più vicina al centro e dietro di essa ci sono altre due tue pietre prima di un’avversaria, hai fatto tre punti in quell’end.
Esistono regole più specifiche, come la “zona libera” nella parte iniziale della pista in cui non si possono togliere le pietre avversarie nei primi tiri, o il rispetto di linee speciali da non oltrepassare quando si lancia la pietra, ma per capire l’essenza non serve entrare nei dettagli più tecnici.
Perché sembra strano e perché invece funziona
La prima volta che qualcuno guarda una partita di curling, l’impressione può essere: “Ma questo è lento. Non succede niente.” È un’idea sbagliata. Il curling è lento da vedere solo se non guardi con attenzione. Ogni pietra scivola decine di secondi, ma ogni secondo è carico di decisioni tattiche: dove mettere la pietra? Come rispondere se l’avversario la blocca lì? Conviene provare a rimuovere la sua pietra o lasciarla lì e costruire una situazione migliore nell’end successivo? Ogni scelta è una piccola partita dentro la partita.

E poi c’è il fatto che il curling non ha il rumore di fondo di altri sport. Niente coro di tifosi, niente musica sparata: solo il rumore della pietra che scivola, il suono deciso delle scope che rompono l’aria ghiacciata, e le urla tecniche dei compagni di squadra. Quel silenzio quasi meditativo permette anche a chi non conosce tutte le regole di sentirsi dentro il gioco: capisci subito “quella pietra è buona” o “quella l’hanno mandata troppo lunga”.
Il curling e Milano Cortina 2026
A queste Olimpiadi invernali, il curling ha iniziato prima della cerimonia di apertura e continua a essere una delle competizioni più seguite, con tutte le tre discipline principali: maschile, femminile e misto. L’Italia, paese ospitante, ha qualificato squadre in ogni competizione e il pubblico ha scoperto che il curling è qualcosa di molto più intrigante di quello che si pensa vedendo solo la superficie.
C’è anche un dettaglio curioso di queste olimpiadi: alcune pietre usano manici elettronici che aiutano a verificare regole tecniche come il momento di rilascio della pietra, rendendo il gioco ancora più equo e preciso.
Perché va raccontato
Il curling non è un passatempo strambo o una curiosità da bar. È uno sport con una sua storia, regole chiare e una logica interna che ti cattura se gli concedi qualche minuto di attenzione. È strategia, squadra, fisica e tensione misurata. Alla fine, quando una pietra si ferma a pochi centimetri dal centro e la folla trattiene il respiro, capisci che ciò che sembrava “strano” è in realtà un modo diverso di vivere una competizione. E quel pubblico che oggi guarda e sorride capisce, match dopo match, che il curling non è lento: è profondo.



