Borja Iglesias
Borja Iglesias

Ci sono storie che nascono dal dolore e si trasformano in energia collettiva. Il mondo dello sport, spesso impermeabile alle sfumature sociali, a volte ci regala immagini che parlano più di mille dichiarazioni. È quando un gesto semplice si carica di significato che lo stadio cessa di essere soltanto un luogo di competizione e diventa un’arena culturale.
La bellezza di queste storie sta nella loro spontaneità: non vengono preparate, non vengono programmate, non vengono vendute. Accadono, e basta. E quando accadono, ci ricordano che il calcio può ancora essere uno specchio della società in cui viviamo, per quanto imperfetta possa essere.

Borja Iglesias e omofobia nel calcio: quando l’odio supera la linea laterale

La vicenda inizia fuori dal Ramón Sánchez-Pizjuán, al termine della sfida tra Siviglia e Celta Vigo. Qui l’attaccante Borja Iglesias è stato bersagliato da pesanti insulti omofobi, un’aggressione verbale che nulla aveva a che vedere con la partita appena conclusa. Parole violente, gridate senza vergogna, che evidenziano come il problema dell’omofobia nel calcio sia tutt’altro che marginale.
La risposta, però, non è arrivata dai comunicati ufficiali e nemmeno dalle sanzioni federali: è arrivata dalla gente. La domenica successiva, durante la sfida allo stadio Balaídos contro il Rayo Vallecano, centinaia di tifosi del Celta Vigo si sono presentati con le unghie dipinte. Un gesto semplice, simbolico, potentissimo. Un modo per dire “siamo con te” senza urlare niente.
Non solo i tifosi. Anche la presidente del club, Marián Mouriño, ha pubblicato un video mostrando sulle unghie un panda, in omaggio al soprannome dell’attaccante: El Panda. Un linguaggio diverso, fatto di empatia e creatività, diametralmente opposto alla brutalità degli insulti.

Borja Iglesias
Borja Iglesias

Calcio e inclusione: quando un gesto diventa simbolo sociale

La scelta di Borja Iglesias di dipingersi le unghie non è recente: risale al 2020, quando aderì al movimento Black Lives Matter come forma di sensibilizzazione personale e pubblica contro le ingiustizie. Da lì in poi, quel gesto è diventato un modo per parlare di diritti, di razzismo, di omofobia e di libertà individuale. La sua reazione agli insulti di Siviglia è stata amara e lucidissima: “Che strano, questo non succede mai nel calcio”.
Ed è proprio questo il nodo centrale: non sono le unghie a offendere. Non sono le unghie a provocare. A ferire è l’odio, a insultare è l’omofobia, a disturbare è l’intolleranza di chi si sente minacciato da un gesto di libertà.
Il Celta Vigo, insieme ai tifosi organizzati, ha trasformato l’iniziativa in qualcosa di collettivo: tutti allo stadio con le unghie dipinte. E così è stato. In massa. Con orgoglio. Per una volta, lo stadio ha risposto senza cori, senza fischi, ma con un colore.

La conclusione è semplice: il calcio può essere migliore. E domenica, a Vigo, lo è stato davvero.

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Alessandro Sangalli