In Brianza si sviluppa un nuovo approccio contro un tumore molto aggressivo: lo studio
Il San Gerardo di Monza sviluppa un nuovo approccio contro il tumore al fegato: focus su recidive, AI e cure multidisciplinari.
Il tumore al fegato resta una delle forme oncologiche più aggressive dell’apparato digerente. Anche dopo l’intervento chirurgico, infatti, il rischio che la malattia ritorni rimane molto alto: la recidiva interessa circa il 70% dei pazienti.
Per questo all’Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza si sta sviluppando un nuovo approccio multidisciplinare alla cura dell’epatocarcinoma, soprattutto nella delicata fase successiva all’operazione.
Monza ospita specialisti da tutta Italia
Il tema sarà al centro di un importante congresso in programma il 13 maggio all’auditorium Pogliani.
L’incontro, intitolato “La recidiva di HCC dopo resezione chirurgica: predire, prevenire, trattare”, riunirà specialisti provenienti da tutta Italia per confrontarsi sulle strategie più avanzate contro il tumore al fegato.
L’obiettivo è portare nella pratica clinica quotidiana le innovazioni sviluppate dalla ricerca oncologica e chirurgica.
Le tre parole chiave: predire, prevenire, trattare
Secondo gli specialisti del San Gerardo, la gestione moderna dell’epatocarcinoma non può limitarsi alla sola rimozione del tumore.
Le nuove strategie si basano su tre concetti fondamentali:
- prevedere il rischio di recidiva
- prevenire il ritorno della malattia
- trattare rapidamente eventuali nuove manifestazioni tumorali
In questo percorso assumono un ruolo centrale anche le nuove tecnologie già presenti nel nosocomio monzese.
Intelligenza artificiale e immagini avanzate
Tra gli strumenti utilizzati figurano sistemi di analisi avanzata delle immagini, patologia digitale e intelligenza artificiale.
Tecnologie che permettono diagnosi più precise, una migliore valutazione del rischio e una gestione più personalizzata dei pazienti.
Secondo i medici, l’obiettivo è intervenire già nelle fasi iniziali del percorso terapeutico per ridurre le probabilità che il tumore si ripresenti.
La sfida della recidiva dopo l’intervento
Per molti pazienti il momento più difficile inizia proprio dopo la chirurgia.
La recidiva può infatti comparire con tempi e caratteristiche differenti, rendendo necessario un continuo adattamento delle cure.
Per questo il ritorno della malattia non viene più considerato soltanto un esito negativo, ma una fase che richiede una nuova valutazione complessiva del paziente e delle opzioni terapeutiche disponibili.
La multidisciplinarietà come arma decisiva
Secondo gli specialisti del San Gerardo, la vera chiave è la collaborazione continua tra diverse figure mediche.

Oncologi, chirurghi, epatologi, radiologi e altri specialisti lavorano insieme per ridefinire il percorso terapeutico in base all’evoluzione clinica del paziente.
“Serve una medicina che si ricalibri continuamente”
A spiegare il nuovo approccio è Fabrizio Romano, professore associato di Chirurgia generale all’Università Milano-Bicocca e responsabile della Chirurgia epatobiliare del San Gerardo.
Secondo Romano, il concetto stesso di recidiva deve cambiare il modo di affrontare il tumore al fegato.
“Serve la capacità di ricalibrare ogni volta il percorso terapeutico, mettendo in campo tutte le strategie disponibili”, spiega.
L’idea è quella di una medicina realmente multidisciplinare, capace di “resettare” e ridefinire continuamente il percorso di cura del paziente, proprio come farebbe un navigatore satellitare.



